Lo sport non può essere un privilegio riservato a chi può permetterselo. Deve essere un diritto concreto, accessibile a tutti, indipendentemente dal reddito della famiglia o dal luogo in cui si vive.
È da questa convinzione che nasce la proposta di istituire un Servizio Nazionale Sportivo, presentata al Salone d’Onore del CONI dalla Conferenza nazionale dei presidenti dei Consigli comunali di ANCI, che ho presieduto, assieme al coordinatore Giulio Tantillo, in qualità di vice coordinatrice vicaria.
L’obiettivo è chiaro: rendere la pratica sportiva effettivamente gratuita per tutti i bambini e i ragazzi dai 6 ai 13 anni, senza distinzione di reddito, assicurando a ciascuno la possibilità di scegliere e praticare uno sport con continuità.
Credo che sia arrivato il momento di trasformare un principio costituzionale in un’opportunità reale per le famiglie italiane. Perché fare sport significa crescere, imparare il rispetto delle regole, sviluppare le proprie capacità, costruire relazioni e sentirsi parte di una comunità. Essere cittadini migliori di domani.
Dalla Costituzione a un diritto effettivo
Nel 2023 l’articolo 33 della Costituzione è stato modificato per riconoscere il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva. Un passaggio importante, che ci indica la strada da seguire.
Adesso dobbiamo compiere un ulteriore passo: fare in modo che questo riconoscimento non resti soltanto un principio, ma diventi una possibilità concreta per ogni bambino e ragazzo.
Oggi, infatti, il costo delle iscrizioni, delle attrezzature e delle attività può rappresentare un ostacolo per molte famiglie. A questo si aggiungono le difficoltà legate alla disponibilità degli impianti, alle distanze da percorrere e all’accessibilità delle strutture.
Le risposte messe in campo da Regioni e Comuni, attraverso voucher e altre forme di sostegno, rappresentano esperienze importanti. Tuttavia, spesso seguono regole, risorse e modalità differenti da un territorio all’altro. Serve una cornice nazionale che garantisca criteri comuni, coordini gli interventi e assicuri pari opportunità.
La proposta di legge delega presentata da ANCI punta proprio a questo: costruire un sistema nazionale capace di garantire il diritto alla pratica sportiva, superando le disuguaglianze economiche e territoriali.
Servizio Nazionale Sportivo: come funzionerebbe
La proposta prevede l’istituzione del Servizio Nazionale Sportivo (SNS), un sistema integrato di interventi, servizi e infrastrutture che metta in rete Stato, Regioni, Comuni, scuole, servizi sanitari e organizzazioni sportive.
Non si tratta soltanto di finanziare nuove strutture o di distribuire contributi. L’obiettivo è passare dalla semplice promozione dello sport alla garanzia del diritto di praticarlo, con prestazioni accessibili, continuative e inclusive.
Tra le principali novità previste dalla proposta ci sono tre strumenti.
1. Livelli essenziali delle prestazioni sportive ed educative
I LEPSE, ovvero i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sportive ed Educative, dovrebbero individuare le prestazioni che lo Stato si impegna a garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Questo significa definire standard comuni per l’accesso alle attività sportive, il sostegno economico alle famiglie, la disponibilità di strutture accessibili e la qualità dei servizi offerti.
2. Tessera Sportiva Nazionale e Voucher Sportivo
La proposta prevede una Tessera Sportiva Nazionale, ispirata al modello della tessera sanitaria, che consentirebbe di accedere alle prestazioni essenziali e utilizzare il Voucher Sportivo Nazionale.
Il voucher sarebbe un contributo pubblico destinato a sostenere la pratica sportiva, con priorità per i minori e particolare attenzione alle famiglie economicamente svantaggiate.
L’obiettivo è permettere ai bambini e ai ragazzi di scegliere tra diverse discipline sportive, senza che il costo diventi un fattore di esclusione.
3. Sport gratuito durante l’età scolastica
Un altro punto centrale riguarda la possibilità di praticare sport gratuitamente e con continuità durante l’età dell’obbligo scolastico, anche al di fuori dell’orario delle lezioni.
La proposta punta a favorire l’apertura pomeridiana delle palestre scolastiche, anche attraverso convenzioni con associazioni e società sportive accreditate, e a promuovere la collaborazione tra scuole e realtà del territorio.
In questo modo, le strutture già esistenti potrebbero diventare una risorsa ancora più importante per le comunità, offrendo a un numero maggiore di bambini e ragazzi occasioni per fare attività fisica.
Inclusione, disabilità e salute: lo sport come investimento per il futuro
Un sistema nazionale per il diritto allo sport deve essere in grado di rispondere anche alle esigenze di chi incontra maggiori ostacoli nell’accesso alle attività.
Per questo la proposta prevede misure specifiche per le persone con disabilità, attraverso attività sportive adattate, attrezzature e ausili adeguati e l’introduzione della figura del coach sportivo di sostegno, per favorire una partecipazione effettiva e non soltanto formale.
Un altro elemento fondamentale è il rapporto tra sport e prevenzione sanitaria. L’attività fisica può contribuire a promuovere il benessere psicofisico lungo tutto l’arco della vita, anche attraverso programmi adattati alle esigenze individuali e percorsi coordinati con il Servizio sanitario nazionale.
Investire nello sport significa quindi investire nelle persone, nella prevenzione, nella socialità e nella qualità della vita. Nel corso della presentazione ho richiamato anche le stime sul ritorno economico e sociale dell’investimento sportivo: secondo i dati citati, ogni euro investito potrebbe generare risparmi compresi tra 4 e 5,86 euro. Un elemento che rafforza la necessità di considerare lo sport non soltanto come una spesa, ma come una risorsa per il Paese.
Il ruolo dei Comuni e delle società sportive
I Comuni sono fondamentali perché rappresentano il livello istituzionale più vicino ai cittadini. Sono i territori a conoscere le esigenze delle famiglie, la distribuzione degli impianti, le carenze infrastrutturali e le opportunità da valorizzare.
La proposta intende rafforzare questo ruolo, promuovendo una rete più capillare di strutture accessibili, il recupero e la riqualificazione degli impianti esistenti, l’apertura delle palestre scolastiche alla collettività e lo sviluppo di parchi urbani attrezzati per l’attività motoria.
Allo stesso tempo, è essenziale valorizzare il lavoro delle associazioni e delle società sportive, che ogni giorno svolgono una funzione educativa e sociale insostituibile. Attraverso un sistema nazionale di accreditamento, gli organismi sportivi in possesso di requisiti comuni di qualità, sicurezza, professionalità e accessibilità potrebbero contribuire all’erogazione delle prestazioni previste dal Servizio Nazionale Sportivo.
La collaborazione tra istituzioni e mondo sportivo è la condizione necessaria per costruire un sistema efficace, capace di utilizzare al meglio le risorse pubbliche ed evitare sovrapposizioni.
Le dichiarazioni dei protagonisti alla presentazione della proposta
Nel corso dell’iniziativa al Salone d’Onore del CONI sono intervenuti anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, e il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma.
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, ha sottolineato l’importanza del coordinamento tra i diversi soggetti del sistema sportivo e della collaborazione con ANCI. Ha evidenziato la necessità di mettere in relazione le risorse e le competenze esistenti, evitando sovrapposizioni e migliorando la comunicazione delle iniziative già avviate, tra cui gli interventi sulle palestre scolastiche.
Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, ha richiamato il valore della sinergia con i territori e il ruolo dei Comuni nella gestione e nella valorizzazione degli impianti sportivi. Ha auspicato una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, CONI e Sport e Salute per favorire lo sviluppo di impianti polifunzionali e una gestione sostenibile, nell’interesse delle attività sportive.
Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, ha individuato nelle barriere economiche e nella disponibilità degli impianti due ostacoli importanti all’accesso allo sport. Ha sottolineato l’utilità dei voucher, indicando al tempo stesso l’esigenza di un maggiore coordinamento nazionale per evitare la dispersione delle risorse. Ha inoltre richiamato l’importanza della collaborazione dei Comuni per completare il censimento degli impianti sportivi e distribuire meglio gli investimenti pubblici.
Una proposta che ha bisogno del sostegno dei cittadini
La proposta presentata da ANCI prevede un investimento stimato di 1 miliardo e 125 milioni di euro all’anno per rendere gratuita la pratica sportiva nella fascia d’età dai 6 ai 13 anni. La stima considera una platea di circa 2,3 milioni di bambini e ragazzi e un intervento medio di 450 euro a persona.
Si tratta di una proposta economica e legislativa che dovrà essere approfondita nel percorso istituzionale, definendo le modalità di attuazione e le relative coperture finanziarie. Ma il principio da cui partiamo è semplice: nessun bambino dovrebbe rinunciare a fare sport perché la propria famiglia non può sostenerne i costi.
Per questo, insieme alla proposta di legge delega, abbiamo avviato una petizione su Change.org per chiedere che il diritto allo sport diventi una priorità nazionale. Invito tutti i cittadini a firmarla e a sostenere questa battaglia. Più siamo, più forte sarà la richiesta di garantire ai bambini e ai ragazzi un’opportunità che riguarda non soltanto la loro crescita, ma il futuro delle nostre comunità.
Lo sport deve essere un diritto per tutti, non un privilegio per pochi. Firma la petizione per istituire il Servizio Nazionale Sportivo:
https://www.change.org/dirittosportservizionazionalesportivo
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