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Alla Festa dell’Unità per la riforma di Roma Capitale

Per la riforma di Roma Capitale, sicuramente, c’è un ritorno dell’attenzione da parte della politica, ma quello che vogliamo è che si definiscano i tempi e che non si rimandi ulteriormente.

Insomma, Giorgia Meloni ci dica se vuole questa riforma e quando intende realizzarla.

L’ho detto a gran voce, nel mio intervento alla Festa dell’Unità di Roma, sul palco tematizzato sulla nostra città e le sue trasformazioni. Tra tanti giovani, cittadini e colleghi, è stato entusiasmante e stimolante dibattere e confrontarsi, perché la miglior parte della politica è il dialogo, lo scambio, la passione dei discorsi. Che bella questa Festa organizzata anche quest’anno alle Terme di Caracalla.

Perché la riforma di Roma Capitale

Nei giorni scorsi, in uno speciale sul Messaggero, ho trovato molto interessante un’analisi di Mario Ajello che ha detto che “la politica deve mettere il turbo” perché Roma possa avere finalmente quello “status di super città come Berlino, Parigi e Madrid per svolgere ancora di più e meglio la sua funzione espansiva e di stimolo al resto del Paese”.

Roma rappresenta una città da 3 milioni di residenti e altri 2 milioni di lavoratori, pendolari e city users, e di certo non può essere considerata e amministrata alla pari di qualsiasi altro comune italiano. Roma non può pensare alla sua idea di sviluppo, crescita e gestione soltanto attraverso eventi straordinari, come il Giubileo, che ci sta permettendo di realizzare tanti interventi, o come per la gestione dei fondi Pnrr. Ma deve stabilmente avere forza e competenze e soprattutto una semplificazione delle procedure.

E noi del Partito Democratico, forza di maggioranza in Campidoglio, dobbiamo assumerci la responsabilità di farci carico di questa battaglia, stimolando il dibattito affinché si arrivi presto all’approvazione della riforma.
Lo scorso gennaio avevo personalmente convocato una seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina sul tema Riforma Roma Capitale, in cui è stato approvato un documento per chiedere al Parlamento di riattivare l’iter che si è interrotto con la fine della passata legislatura.

Cosa chiediamo al Governo

Sono felice che anche Salvini abbia dichiarato che è necessaria la riforma per Roma. Ma è necessario anche tener presente che questa riforma non può e non deve essere uno scambio a fronte della riforma sull’autonomia differenziata voluta dalla Lega, che tende a dividere l’Italia e a creare ulteriori disequilibri tra le regioni, snaturando le funzioni dello Stato centrale, o della riforma del premierato voluta da Fratelli d’Italia.

Riforme spacca Italia da un lato, e che vogliono portare la donna o l’uomo solo al comando dall’altro lato, mettendo a repentaglio l’assetto costituzionale e istituzionale. Roma merita il rispetto, oltre che per la sua unicità storica e artistica, proprio per la sua funzione centrale per l’Italia in quanto Capitale.

La riforma di Roma Capitale non deve essere una rivendicazione di una parte politica rispetto ad un’altra e deve essere slegata dalle altre riforme. Vogliamo arrivare quindi ad un esito finalmente risolutivo, lavorando insieme ad una proposta condivisa.

La mia idea sullo status di Roma Capitale

Credo molto in Roma come città-regione.

Modificando la Costituzione agli articoli 114 e 131 e facendo sì che Roma diventi la 21° regione ordinaria, di conseguenza l’Urbe assumerà i poteri di una regione, con anche il potere legislativo. L’auspicio è riconoscere a Roma la sua funzione politica, sociale, economica e culturale ed una maggiore autonomia, inclusa la potestà legislativa, così come poter riconoscere maggiori poteri amministrativi ai Municipi.

C’è una netta differenza con la riforma dell’autonomia differenziata, le dette riforme viaggiano su binari diversi e non devono ritenersi collegate, ma semmai parzialmente contrapposte.

In altre parole. Roma chiede poteri per sé in quanto Capitale. Ma per i poteri richiesti da Roma non serve il meccanismo dell’autonomia differenziata. I poteri di cui necessita conseguirebbero naturalmente a parificare Roma alle regioni, come attualmente previste, in particolare integrando l’elenco delle regioni attraverso l’introduzione, dopo la regione Lazio, della regione Roma Capitale della Repubblica.

Una nuova regione a statuto ordinario che come tale possa legiferare, quindi senza necessità del meccanismo previsto dalla riforma sull’autonomia differenziata. D’altra parte, i poteri per Roma in quanto capitale sono legati prevalentemente alle funzioni dello Stato centrale. Depauperando i poteri dello Stato centrale attraverso il riconoscimento di autonomie differenziate alle regioni, indirettamente si indebolisce anche la funzione di Roma Capitale, che è quella di garantire l’unitarietà dei livelli e l’equilibrio tra le regioni italiane.

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Scritto da Emanuele Forlivesi

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