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La riforma di Roma Capitale

La riforma di Roma Capitale è un percorso che non ammette più ritardi. E la partecipazione, questa mattina, a questo consiglio straordinario sul tema in Aula Giulio Cesare, testimonia quanto sia importante rimettere al centro dell’agenda politica la discussione su una riforma che sembrava aver preso la giusta direzione, ma che ancora stenta a diventare realtà.

Insieme, senza divisioni, con la sensibilità e la responsabilità istituzionale che travalica i colori e le bandiere partitiche, dobbiamo tenere viva l’attenzione affinché possa ripartire in tempi brevi l’iter in Parlamento. E lo facciamo da qui in Aula Giulio Cesare, sede dell’Assemblea capitolina, luogo del confronto democratico e delle decisioni strategiche per l’azione amministrativa della nostra amata città.

Riprendere l’iter in Parlamento

Sembravamo essere arrivati ad un passo da questo traguardo. Poi con la fine anticipata della passata legislatura, abbiamo registrato un brusco stop. Un peccato, perché era stata raggiunta una proficua convergenza politica. Proprio dal quel confronto possiamo ripartire senza la rivendicazione di una parte politica rispetto ad un’altra. Ma con un’azione che deve vederci uniti esclusivamente per il bene dei cittadini e delle cittadine romane e dell’intero tessuto sociale, produttivo ed economico della città. E, sia chiaro, deve essere un percorso che non può essere considerato come contropartita per altre riforme. Perché si può discutere, e legittimamente abbiamo anche posizioni discordanti, rispetto a quello che vogliamo realizzare, di come immaginiamo progetti di rilancio e sviluppo, di come migliorare i servizi ai cittadini, di come possiamo rispondere con efficienza ai bisogni, dal centro alla periferia. Ma poi facciamo i conti con la realtà e con una macchina amministrativa che ha bisogno di un cambio di passo imponente e decisivo.

Perché Roma non è una città qualsiasi, è la Capitale d’Italia.
E’ il cuore pulsante del Paese e come va supportata. Imprescindibile è mettere dunque l’ente comunale nelle condizioni giuste per poter adempiere pienamente alla sua funzione. Alla pari delle grandi Capitali internazionali. Per essere competitiva ed attrattiva, innovativa e sostenibile, Roma ha bisogno del riconoscimento naturale del suo status istituzionale, di poteri e risorse finanziarie adeguate alla sua grandezza ed importanza nazionale e internazionale.

L’intervento del Sindaco

Per la riforma dei poteri e il riconoscimento dello status di Capitale al Comune di Roma non voglio proporre una semplice richiesta di risorse aggiuntive e poteri compensativi, ma cerchiamo di proporre di collegare il tema delle risorse a quello degli interventi: una specie di contratto di servizio tra Roma e lo Stato chiedendo a Roma di far meglio tenendo conto delle sue specificità.

Nella scorsa legislatura, era stato raggiunto un importante punto di convergenza da cui sarebbe opportuno ripartire, perché quel testo, votato da tutti i partiti politici, segnò una positiva convergenza partendo da un impianto condivisibile a cui collaborammo anche noi. Negli ultimi 19 mesi, tranne un importante comma inserito dal Governo nel Tuel, non ci sono state significative novità su questo fronte ma si è confermata l’evidente necessità di un rafforzamento istituzionale, amministrativo, economico e finanziario per dotare la città di strumenti coerenti con la dimensione, il ruolo e la sua funzione, un interesse non solo dei romani ma di tutto il Paese.

Le risorse

Per questo, è importante il tema delle risorse e di un quadro perequativo finanziario adeguato. Con l’auspicio che questo non sia oggetto di divisione tra schieramenti politici ma unisca tutti, vista la rilevanza evidente e la necessità di un passo avanti. Bisogna agire in tempi brevi e quindi non con una riforma costituzionale, lo strumento da privilegiare è la delega legislativa. Serve un vero e proprio contratto di servizio tra Roma e lo Stato anche legato all’impegno di Roma a far meglio nell’assolvere alle sue funzioni. Tenendo conto delle specificità territoriali, dell’estensione, del numero di abitanti e visitatori, dell’extraterritorialità delle ambasciate e di tutto ciò che rende Roma fuori scala rispetto alle altre Città metropolitane italiane ma che tuttavia non ha rilievo dal punto di vista finanziario.

A partire dal Fondo di solidarietà comunale che vede un macroscopico squilibrio. Dovrebbe portare alla città 240 milioni ma si è scelto di dare le risorse gradualmente: oggi arrivano 110 milioni, ne mancano quindi 130 ogni anno al netto di tutto quello che Roma dovrebbe avere in più. Senza contare gli almeno 750mila city user che stimiamo ogni giorno e che creano un gap ancora maggiore. Senza parlare di quello pazzesco del Fondo nazionale trasporti che vede Roma percepire 87 euro pro capite contro i 233 di Milano.

No al Premierato

Il sindaco ha anche ribadito il no, suo e del Partito democratico, alla riforma presidenziale. “In democrazia ci sono due forme, una elegge il parlamento che a sua volta elegge il presidente che ha la maggioranza in parlamento ma può essere cambiato dal parlamento in qualsiasi momento. Un’altra è quella del sistema presidenziale in cui il presidente però non può avere la maggioranza del parlamento. L’idea di poter fare al governo quello che si fa nei Comuni e nelle Regioni, un sindaco o un governatore eletto e con una sua maggioranza, non è possibile al governo in una democrazia. Perché i Comuni e le Regioni non fanno la guerra e non mettono le tasse.

L’impegno in Parlamento

Sulla riforma di Roma Capitale c’è la volontà delle forze politiche parlamentari di procedere nell’iter per arrivare al risultato.

“C’è bisogno di un salto di qualità che può basarsi su un consenso che si è raggiungo nella scorsa legislatura. E quello deve essere il punto di partenza. Rendere Roma un ente territoriale sui generis, che non è pienamente una Regione ma non è più nemmeno un ente comunale. Dandogli poteri legislativi che possano farla avanzare di rango. Questo disegno è a portata di mano. Sono convinto che ci sarà la collaborazione del Parlamento e degli enti territoriali”. Lo ha detto il deputato Roberto Morassut (Pd) .

Alla seduta, Fratelli d’Italia era rappresentata dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che però ha dovuto lasciare l’Aula per tornare a Montecitorio. Per il suo partito ha preso la parola Massimo Milani: “C’è tutta la volontà da parte della maggioranza perché si arrivi entro la legislatura a concludere un percorso atteso dalla città da molti anni. Per rilanciare Roma troverete sempre noi di FdI al vostro fianco”.

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Scritto da Emanuele Forlivesi

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